{"id":16082,"date":"2026-04-10T11:35:11","date_gmt":"2026-04-10T09:35:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.k-ora.it\/?post_type=eventi&#038;p=16082"},"modified":"2026-06-16T16:34:43","modified_gmt":"2026-06-16T14:34:43","slug":"qui-kora","status":"publish","type":"eventi","link":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/live-ed-eventi\/qui-kora\/","title":{"rendered":"Qui.Kora"},"content":{"rendered":"<p><i><span style=\"font-weight: 400;\">QUI. Kora<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> rappresenta la prima mostra dedicata interamente alla collezione del Museo Pubblico del Contemporaneo &#8211; KORA. <\/span><\/p>\n<div class=\"wrap\">\n<article>Istituito nel 2022, il Museo costituisce una delle anime vitali di Kora &#8211; Centro del Contemporaneo e, in costante dialogo con la Biblioteca, si propone come spazio di ricerca e produzione culturale pronto ad attraversare linguaggi, temi e prospettive eterogenee.Negli anni, ha indagato questioni centrali della contemporaneit\u00e0, con uno sguardo innestato nel territorio salentino, ma allo stesso tempo aperto alle dinamiche internazionali. Tra i temi affrontati con maggiore sistematicit\u00e0, quello del limite inteso come soglia dalla quale \u00e8 possibile ribaltare la prospettiva, e quello dell\u2019abitare, analizzato su diverse scale: dalla \u201cCasa\u201d, il Palazzo Baronale de Gualtieriis che viviamo ogni giorno, avamposto e osservatorio privilegiato, al il &#8220;Villaggio&#8221;, territorio fragile attraverso il quale \u00e8 possibile immaginare nuovi e delicati equilibri, al Mediterraneo, complesso crocevia politico e culturale a cui la storia recente impone di guardare con sempre maggiore attenzione. QUI, titolo della mostra di apertura, s\u2019inserisce in questo percorso. Il titolo si ispira all\u2019omonimo fumetto di Richard McGuire <a id=\"ref1\" class=\"fn-ref\" href=\"#fn1\" data-fn=\"fn1\" aria-describedby=\"footnote-popup\" aria-label=\"Apri nota 1\">1<\/a>, in cui un unico punto di vista &#8211; quello di una stanza &#8211; diventa la cornice da cui osservare simultaneamente ci\u00f2 che accade in momenti temporali anche molto distanti tra loro, in un collasso di tempo e spazio. Nel fumetto si legge: &lt;&lt;\u201cQui\u201d \u00e8 ieri, \u00e8 ora, \u00e8 sempre. \u00c8 la storia di un luogo e di ci\u00f2 che vi \u00e8 accaduto nel corso di centinaia di migliaia di anni; \u00e8 un unico racconto composto di attimi vicini e distanti, intrecciati, incastrati, sovrapposti; \u00e8 la fitta trama della storia di questo mondo, che prende forma di fronte alla prospettiva fissa dell\u2019angolo di un salotto&gt;&gt;.Cos\u00ec come nel fumetto, la mostra racconta uno spazio, un luogo e un territorio che, in questi primi anni, \u00e8 stato un raccoglitore di racconti ripensati, riformulati e visivamente riproposti attraverso lo sguardo e l\u2019azione degli artisti che lo hanno abitato, agito e attraversato nel tempo.Riallestite in questa chiave, le opere testimoniano la pluralit\u00e0 di sguardi che il Museo ha scelto di accogliere come chiave critica che attraversa media e sensibilit\u00e0 differenti per individuare significati inattesi e non ancora del tutto emersi. Per questo motivo, QUI non si pone come una celebrazione del lavoro svolto, ma come uno strumento per immaginare nuove forme di relazione.Il passato recente del Museo diventa allora il punto di partenza per interrogare il presente e il territorio come luoghi vivi e in continua trasformazione. Una condizione che non chiude il cerchio, ma apre a nuove letture, nuovi incontri e inedite direzioni di ricerca.L\u2019allestimento delle opere non segue un criterio cronologico lineare: rapporti a volte dissonanti e prospettive molteplici trovano la loro sintesi in un dispositivo in cui la frammentariet\u00e0 e un\u2019apparente lontananza tra le opere danno vita a sovrapposizioni e accostamenti non abituali, o non sempre dichiarati (G. Paolini <a id=\"ref2\" class=\"fn-ref\" href=\"#fn2\" data-fn=\"fn2\" aria-describedby=\"footnote-popup\" aria-label=\"Apri nota 2\">2<\/a>), conferendo alla mostra un ritmo e un incedere eterogeneo.&lt;&lt;Un film deve avere un inizio, un centro e una fine, ma non necessariamente in quest\u2019ordine&gt;&gt;, diceva Godard. Lo stesso vale per questa mostra, in cui il tempo \u00e8 un\u2019illusione e dove \u00e8 possibile accedervi da qualsiasi punto, creando di volta in volta nuove storie e nuove combinazioni visive con un proprio significato narrativo.A questa forma di nuovo racconto contribuisce anche lo spettatore che, attivo nel suo ruolo, diventa una sorta di co-autore: interviene in questo magma e, attraverso un\u2019azione combinatoria, rende possibile il dialogo tra passato, presente e futuro, ricucendo liberamente il rapporto tra lo spazio e il tempo.Ma perch\u00e9 oggi dovrebbe essere ancora necessario raccontare storie? Cosa hanno di attuale? In che modo s\u2019inseriscono nella carne di un luogo, o nella programmazione di un\u2019istituzione dedita alla produzione culturale in territori remoti, marginali, fragili? Perch\u00e9 proprio oggi che l\u2019economia prevale nel dibattito corrente, appiattendo o annullando le complessit\u00e0 del mondo in cui viviamo, dovrebbe essere necessario tornare all\u2019intimit\u00e0 di un racconto?Una possibile risposta \u00e8 in questo breve, ma efficace editoriale di MOUSSE <a id=\"ref3\" class=\"fn-ref\" href=\"#fn3\" data-fn=\"fn3\" aria-describedby=\"footnote-popup\" aria-label=\"Apri nota 3\">3<\/a>:<em>Perch\u00e9 &#8220;il problematico implica un terreno da condividere sotto l&#8217;egida della perplessit\u00e0&#8221;, come sottolinea la filosofa Isabelle Stengers nel suo libro del 2023 Making Sense in Common, [\u2026]. E perch\u00e9 le storie ci aiutano &#8220;a dare un senso al mondo e ad agire in esso&#8221;, scrive Christina Sharpe in Ordinary Notes (2023).<\/em>[&#8230;]Quando affermiamo che la narrativa \u00e8, letteralmente, finzione, potremmo sbagliarci. Lavorando con un inventario di emozioni, la narrativa si intreccia con le geografie del cuore: tempeste del secolo, stelle che piangono, stati d&#8217;animo canticchiabili che ci travolgono, alti cos\u00ec alti o bassi cos\u00ec bassi che rinegoziamo ci\u00f2 che \u00e8 possibile e ci\u00f2 che non lo \u00e8. La narrativa ci spinge ad andarcene, mentre il suo fuoco ardente ci invoglia a rimanere ancora un po&#8217;. Si tratta di praticare lo sviluppo del personaggio? Di interpretare il nostro stesso psichiatra? Di aggiungere un po&#8217; di brio al nostro passo? Di esprimere l&#8217;impossibile, in tempi di avversit\u00e0? In nome di qualunque cosa sia, la narrativa ha un modo tutto suo di raccontare e di baciare.La mostra, per\u00f2, porta con s\u00e9 altre domande e tenta di sollevare criticit\u00e0 che stanno nelle maglie del linguaggio visivo. Perch\u00e9 una mostra sul potere delle narrazioni, in un momento in cui, attraverso i nostri dispositivi, siamo assediati dalle immagini stesse \u2013 vere o artificialmente costruite \u2013 e, in fondo, ognuna di queste racconta una storia? Con quali strumenti le scegliamo e le consumiamo senza essere passivi? Con quali tempi ne fruiamo?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 La narrazione, il racconto, la finzione (o la verit\u00e0?), la fruizione in tempi lunghi, dilatati, sono un modo possibile di agire sulla soglia, sono un tentativo di disobbedienza, di abbandono della coerenza logica e dell\u2019ordine della mappa attraverso un posizionamento sul piano evocativo ed emozionale che accolga la casualit\u00e0 e l\u2019insorgere del dubbio come processo di trasformazione e ribaltamento della prospettiva, nonch\u00e9 l\u2019apertura ad una molteplicit\u00e0 di esse.<\/p>\n<p>Proprio per questo, la mostra si presenta come un palcoscenico, un artefatto della vita reale, un dispositivo multimediale di natura analogica in cui lo spettatore attraversa, su diversi livelli, storie che gi\u00e0 conosce, ma ancor di pi\u00f9 quelle che non conosce. Meglio ancora, lui stesso diviene autore, aggiungendo ulteriori livelli di lettura alle storie. In questo modo, la verit\u00e0 e la finzione diventano l\u2019uno il completamento dell\u2019altro: i possibili e la finzione, in questo caso, non sono infatti il contrario della realt\u00e0, ma un modo per dirci qualcosa in pi\u00f9 della stessa.<\/p>\n<p>Le opere esposte sono nella maggior parte dei casi figlie della tradizione orale. Arrivano a noi attraverso processi di scambio e confronto tra gli artisti, il territorio e gli abitanti. Sono storie di cultura popolare che prendono le mosse da qualche fonte lontana e si perdono nel tempo, aggiungendo nuovi significati non pi\u00f9 controllabili. Questo inarrestabile processo di cambiamento le rende tutte verosimili e perci\u00f2, all\u2019interno di questa nuova cornice, paradossalmente reali. Dice James Ellroy: &lt;&lt;solamente una verosimiglianza senza scrupoli \u00e8 in grado di rimettere tutto in prospettiva&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Seguendo questa traccia, si pu\u00f2 affermare che il contesto in cui sono nate le singole opere resta chiaro e specifico, ma nel momento in cui si creano nuove connessioni, nuovi racconti <a id=\"ref4\" class=\"fn-ref\" href=\"#fn4\" data-fn=\"fn4\" aria-describedby=\"footnote-popup\" aria-label=\"Apri nota 4\">4<\/a>, proprio allora un\u2019opera nata in un piccolo contesto del Sud Italia, non \u00e8 pi\u00f9 solo la rappresentazione visiva, emotiva e concettuale di quel contesto specifico, ma pu\u00f2 contenere le caratteristiche di tanti altri Sud, di tante altre periferie, di tanti altri estremi con specificit\u00e0 simili al nostro.<\/p>\n<p>Il Museo Pubblico del Contemporaneo &#8211; Kora \u00e8 oggi per QUI \u2013 e in futuro per i successivi allestimenti \u2013 lo strumento attraverso il quale proveremo ad orientarci (o disorientarci) aggiungendo su questa prima ipotesi di verit\u00e0 altre ipotesi di verit\u00e0, trasformando le storie che le opere raccontano in una storia \u201creale\u201d. Affinch\u00e9 questo sia possibile, tutti noi, come pubblico, siamo chiamati a prendere una decisione, a scegliere, se necessario, cosa sia reale e cosa no, portando la realt\u00e0 ad uno stato di crisi e producendo ulteriori rotture nell\u2019intreccio tra realt\u00e0 e finzione. Cos\u00ec facendo, la coerenza del mondo narrato in tutte le sue forme e modi sar\u00e0 pi\u00f9 importante di quella col mondo reale.<\/p>\n<p><em>Ciao, ci conosciamo? Benvenuto! Oggi ti far\u00f2 vedere casa mia.<\/em><\/p>\n<p><em>Al momento mi trovo al parco alle porte del paese. In questo luogo si conoscono tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>Le persone trascorrono le loro giornate bevendo il caff\u00e8 nei bar locali o passeggiando nei boschi dei dintorni. \u00c8 una vita semplice!<\/em><\/p>\n<p>[\u2026]<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 un vero e proprio senso di appartenenza e di fiducia.<\/em><\/p>\n<p><em>Non vedo l\u2019ora di fartela vedere<\/em><\/p>\n<p>[\u2026].<\/p>\n<p><em>Qui \u00e8 dove ho vissuto la maggior parte della mia infanzia.<\/em><\/p>\n<p><em>Il palazzo o castello o casa mia o scegli tu il nome<\/em> <a id=\"ref5\" class=\"fn-ref\" href=\"#fn5\" data-fn=\"fn5\" aria-describedby=\"footnote-popup\" aria-label=\"Apri nota 5\">5<\/a>.<\/p>\n<section class=\"footnotes\" aria-label=\"Note a pi\u00e8 di pagina\">\n<h2>Note<\/h2>\n<ol>\n<li id=\"fn1\"><a href=\"#ref1\">Nel 1989 sul n.1 della seconda serie di Raw, la storica rivista statunitense dedicata al fumetto curata da Art Spiegelman e Fran\u00e7oise Mouly, appare una breve storia in bianco e nero intitolata Here e costituita di sole 36 vignette. Dopo 25 anni McGuire ha deciso di espandere la breve storia originale in bianco e nero trasformandola in un nuovo libro a colori uscito a dicembre 2014 per Pantheon Books e pubblicato anche in Italia per logo Rizzoli Lizard. Estratto da M. A. Cappello in, \u2018Qui\u2019 di Richard McGuire: questa stanza non ha pi\u00f9 pareti, Fumetto logica, 2015<\/a> <a href=\"https:\/\/fumettologica.it\/2015\/04\/qui-richard-mcguire-recensione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">https:\/\/fumettologica.it\/2015\/04\/qui-richard-mcguire-recensione\/<\/a><\/li>\n<li id=\"fn2\"><a href=\"#ref2\">A. Gatto, Joint Is Out of Time | La Galleria Nazionale \u2013 Roma, ATP Diary, 2019<\/a> <a href=\"https:\/\/atpdiary.com\/joint-is-out-of-time-la-galleria-nazionale-roma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">https:\/\/atpdiary.com\/joint-is-out-of-time-la-galleria-nazionale-roma\/<\/a><\/li>\n<li id=\"fn3\"><a href=\"#ref3\">Mousse, Editoriale, The Fiction Issue, N. 90, 2024.<\/a><\/li>\n<li id=\"fn4\"><a href=\"#ref4\">Proseguendo la metafora filmica, come spiega Francis Ford Coppola nel video The Importance of \u201cThe Shot\u201d in Cinema: &lt;&lt;Nella scrittura, l&#8217;unit\u00e0 fondamentale \u00e8 la frase. Se scrivi una frase davvero buona, e poi la combini con un&#8217;altra frase e un&#8217;altra frase ancora, in fine otterrai un ottimo paragrafo, e se continui avrai un ottimo pezzo di prosa. Nel cinema, l&#8217;unit\u00e0 fondamentale \u00e8 la ripresa. [\u2026] Quindi la ripresa ha l&#8217;abilit\u00e0, come la frase nella letteratura, la ripresa ha l&#8217;abilit\u00e0 di essere una cosa meravigliosa, e poi, se prendi due riprese che non hanno nulla a che fare l&#8217;una con l&#8217;altra, e le metti insieme, hai un significato che nessuno aveva&gt;&gt;<\/a>. <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IrcconZ5pYc\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=IrcconZ5pYc<\/a><\/li>\n<li id=\"fn5\"><a href=\"#ref5\">Theodoulos Polyviou and Alfatih, According to some, 2022 Trascrizione dal video<\/a>.<\/li>\n<\/ol>\n<\/section>\n<\/article>\n<\/div>\n<aside id=\"footnote-popup\" class=\"footnote-popup\" aria-live=\"polite\" aria-hidden=\"true\">\n<div class=\"footnote-popup-header\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"footnote-popup-content\"><\/div>\n<\/aside>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":16083,"template":"","categorie-evento":[51],"acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/eventi\/16082"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/eventi"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/eventi"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16083"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16082"}],"wp:term":[{"taxonomy":"categorie-evento","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categorie-evento?post=16082"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}