{"id":15284,"date":"2023-07-06T10:57:01","date_gmt":"2023-07-06T08:57:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.k-ora.it\/?post_type=mostre&#038;p=15284"},"modified":"2025-05-29T21:00:24","modified_gmt":"2025-05-29T19:00:24","slug":"la-terra-nostra-e-un-mostro-di-mare","status":"publish","type":"mostre","link":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/arte\/mostre\/la-terra-nostra-e-un-mostro-di-mare\/","title":{"rendered":"La terra nostra \u00e8 un mostro di mare"},"content":{"rendered":"<p><iframe src=\"https:\/\/my.matterport.com\/show\/?m=8qJWfrYikin\" width=\"853\" height=\"480\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<div>\n<p class=\"LO-normal\" style=\"text-align: left;\" align=\"center\">\n<\/div>\n<div>\n<p><b><i>La terra nostra \u00e8 un mostro di mare<\/i><\/b>\u00a0\u00e8 la mostra che inaugura il terzo ciclo espositivo di KORA-Centro del Contemporaneo dedicato al tema dell\u2019abitare.\u00a0A cura di\u00a0<b>Claudio Zecchi<\/b>\u00a0e<b>\u00a0Paolo Mele<\/b>, la mostra apre un biennio di ricerca (2023-2025) su un tema complesso e sempre attuale come quello del Mediterraneo, provando ad indagarlo da prospettive differenti. Una mostra della durata di un anno che vedr\u00e0 l\u2019alternarsi di diversi allestimenti nel corso del tempo.La casa e il villaggio hanno agito nel corso di questi anni come dispositivi narrativi atti ad interrogarsi sulla dimensione istituente di un Centro di produzione e ricerca sul contemporaneo (<i>Home Sweet Home \u2013 esplorazioni dell\u2019abitare, 2021-22)<\/i>\u00a0e sulla scelta consapevole di una posizione di marginalit\u00e0 come osservatorio privilegiato e strumento di produzione culturale con l\u2019ambizione di rimettere discussione le nozioni di centro e periferia (<i>Parla del tuo Villaggio, 2022-23)<\/i>.<\/p>\n<p>In questa mostra il Mediterraneo, inteso come terra e mare allo stesso tempo, luogo di contrasti e contraddizioni, viene proposto come possibile unit\u00e0 di misura e ipotesi di un cambiamento di paradigma. Seguendo questa linea, tutte quelle peculiarit\u00e0 che possono sembrare apparentemente improduttive e inutili assumono valore e allargano il nostro immaginario. Come i\u00a0<i>Fannulloni<\/i>\u00a0di Cossery, che si ostinano a non agire scegliendo di dormire tutto il tempo come strategia di resistenza, la lentezza, la magia, il folklore, la superstizione e la tradizione vernacolare non sono una caricatura del mondo ma diventano, o potrebbero diventare, lenti e strumenti di interpretazione attraverso cui l\u2019esperienza che ne facciamo pu\u00f2 farsi pi\u00f9 ricca, ampia e plurale. Voci, quindi, altrettanto autorevoli capaci di condurci verso destinazioni impreviste, improduttive, spesso non programmabili, piene allo stesso tempo di contraddizioni e contrasti.\u00a0L\u2019opera di\u00a0<b>Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo<\/b>\u00a0<i>Scarcagnuli<\/i>, il cui incipit d\u00e0 il titolo alla mostra, sposta costantemente, attraverso il racconto di storie personali che s\u2019intrecciano con la tradizione, il folklore e i riti del posto, il rapporto tra realt\u00e0 e finzione partendo da una forte attinenza al territorio in cui \u00e8 stata realizzata: il Capo di Leuca. L\u2019opera, non solo allarga i confini spazio-temporali, ma rimette in gioco la specificit\u00e0 di un posizionamento geografico che, come dicono i pescatori di Santa Maria di Leuca, \u00e8 allo stesso tempo inizio e fine, ma anche uno spazio di approdo e passaggio nel cuore del Mediterraneo.\u00a0Seguendo questa direzione, la mostra intende ragionare ed interrogarsi sulla relazione tra la terra e il mare, su come questi due elementi trovino punti di accordo ma allo stesso tempo di disaccordo e di tensione, e su come, infine, le immagini prodotte da questa relazione creino un paesaggio in continua evoluzione e spesso indefinibile. Un piano capace di aprire a nuovi immaginari, offrendosi a una molteplicit\u00e0 di accessi fatti di suggerimenti ed intuizioni pi\u00f9 che di strade obbligate.Il Mediterraneo diventa, in questo senso, depositario di possibilit\u00e0 e di aperture; una piattaforma in cui la perdita di controllo, la fragilita\u0300, i coni d\u2019ombra, gli inciampi e gli scarti possono diventare ulteriori possibilit\u00e0 dell\u2019esperienza umana.\u00a0Il primo allestimento si configura quindi come il tentativo di costruire una geografia dell\u2019infedelt\u00e0, una mappatura in cui, se da una parte si avverte forte la presenza del territorio, del luogo di origine e delle sue radici, altrettanto forte \u00e8 il desiderio di allontanarsi da esso. E poi di tornare.<\/p>\n<p>In questo senso la struttura della mostra \u00e8 circolare: si apre e si chiude con due ritratti, uno corale (<i>Scarcagnuli<\/i>) e l\u2019altro di un soggetto vivente non umano (<i>Storia di un Albero<\/i>). Opere fortemente contestualizzate nel territorio salentino ma allo stesso tempo ricche di riferimenti che alludono ad una geografia umana pi\u00f9 vasta in continua tensione tra reale e immaginario, generatrice di idee che sottraendosi a misurazioni stratigrafiche finiscono per rimettere in questione uno spazio decentrato e visionario.<\/p>\n<p><b><i>Scarcagnuli<\/i><\/b>\u00a0di\u00a0<b>Giacconi e Caicedo<\/b>\u00a0\u00e8 un ritratto sonoro che indaga il concetto di estremo attraverso un incedere di storie personali che s\u2019intrecciano con la tradizione e il folklore del posto \u2013 il Capo di Leuca \u2013 diventando cos\u00ec universali.<\/p>\n<p><b><i>La terra : piatta Il mare : piatto<\/i><\/b>\u00a0di\u00a0<b>Herv\u00e9 e Martinez<\/b>\u00a0racconta, partendo dalla performance realizzata ad Ottobre 2022 al Parco Pozzelle di Catrignano de\u2019 Greci, l\u2019ambiguit\u00e0 del rapporto tra mare e terra mischiando elementi di verit\u00e0 (archivi storici, fotografie, stampe ecc.) ad elementi di finzione con l\u2019intento di costruire una mappa mentale visiva che apre alla possibilit\u00e0 di reinventare la geografia scrivendo una nuova storia del territorio.<\/p>\n<p><b><i>Seeds\/ Si Siz<\/i><\/b><i>\u00a0<\/i>di\u00a0<b>Ciancimino<\/b>\u00a0\u00e8 invece una mappatura delle piante che crescono sulle coste (i semi delle piante contengono la memoria delle specie vegetali che si modificano per naturalizzarsi sulle rocce e sui terreni sabbiosi in cui approdano). Una cartina che prende di volta in volta nuove forme a seconda dei luoghi che la ospitano disegnando cos\u00ec rotte sempre diverse; una giungla di segni istintivi che rimanda visivamente alle origini culturali dell\u2019artista influenzate dalla decorazione architettonica Arabo Normanna e dall\u2019Art Nouveau.<\/p>\n<p>Una geografia complessa, quella del Mediterraneo ci dice\u00a0<b>Favini<\/b>\u00a0con\u00a0<b><i>Arrivederci (Au revoir)<\/i><\/b>, crocevia di scambi, battaglie, spostamenti di persone.\u00a0<i>Arrivederci (Au revoir)<\/i>\u00a0riflette sui saluti sospesi che prevedono futuri incontri. Le parole disegnano linee prospettiche che guardano al mare, rimandano all\u2019identit\u00e0, pongono confini che non sono solo fisici. Arrivederci aspira a trovare incontri futuri, sperando di vedere il passato in un momento imminente.<\/p>\n<p>Ma il Mediterraneo \u00e8 anche luogo di fratture: luogo di una frontiera mortale e allo stesso tempo di speranza. Con\u00a0<b><i>Sea grammar<\/i><\/b>\u00a0<b>Lagomarsino\u00a0<\/b>lo traduce visivamente in una sola immagine perforata ad un ritmo costante da piccoli buchi che, succedendosi, producono un unico grande foro fonte di una luce potente. L\u2019opera invoca quindi un potente regime emotivo riguardo alla scomparsa del Mediterraneo, o l\u2019emergere di un Mediterraneo diverso, in tutte le sue fratture, come un mare di luci.\u00a0Questa mappatura cos\u00ec controversa torna, infine, al luogo di partenza: il territorio salentino.\u00a0<b><i>Storia di un Albero<\/i><\/b>\u00a0di\u00a0<b>Flatform<\/b>, girato a Tricase, \u00e8 il ritratto di un organismo vivente non umano, una Quercia Vallonea di 900 anni (quercia dei Cento Cavalieri), che nonostante la sua fissit\u00e0 diventa testimone di un luogo, delle storie che lo hanno attraversato e delle lingue che si sono succedute \u2013 Arbaresh, Roman\u00e8s, Griku, Greco bizantino, Ebraico, Yiddish, Turco, spagnolo, Francese e Salentino \u2013 come dimostrano i dialoghi del film.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"LO-normal\"><span lang=\"EN-US\">\u00a0<\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"featured_media":15742,"template":"","acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre\/15284"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mostre"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15742"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15284"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}