{"id":15529,"date":"2024-04-04T16:26:21","date_gmt":"2024-04-04T14:26:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.k-ora.it\/?post_type=mostre&#038;p=15529"},"modified":"2024-10-11T19:21:20","modified_gmt":"2024-10-11T17:21:20","slug":"opening-la-terra-nostra-e-un-mostro-di-mare-2","status":"publish","type":"mostre","link":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/arte\/mostre\/opening-la-terra-nostra-e-un-mostro-di-mare-2\/","title":{"rendered":"La terra nostra \u00e8 un mostro di mare 2"},"content":{"rendered":"<p><iframe width='853' height='480' src='https:\/\/my.matterport.com\/show\/?m=EpY5trJLtcW' frameborder='0' allowfullscreen allow='xr-spatial-tracking'><\/iframe><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Con il secondo allestimento de <\/span><b><i>La terra nostra \u00e8 un mostro di mare<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> si chiude il terzo ciclo espositivo che KORA-Centro del Contemporaneo ha dedicato al tema dell\u2019abitare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">A cura di <\/span><b>Claudio Zecchi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e<\/span><b> Paolo Mele<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, la mostra cerca di approfondire un tema complesso e sempre attuale come quello del Mediterraneo, provando ad indagarlo da prospettive differenti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La casa e il villaggio hanno agito nel corso di questi anni come dispositivi narrativi atti ad interrogarsi sulla dimensione istituente di un Centro di produzione e ricerca sul contemporaneo (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Home Sweet Home \u2013 esplorazioni dell\u2019abitare, 2021-22)<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> e sulla scelta consapevole di una posizione di marginalit\u00e0 come osservatorio privilegiato e strumento di produzione culturale con l\u2019ambizione di rimettere discussione le nozioni di centro e periferia (<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Parla del tuo Villaggio, 2022-23)<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">In questa mostra il Mediterraneo, inteso come terra e mare allo stesso tempo, luogo di contrasti e contraddizioni, viene proposto come possibile unit\u00e0 di misura e ipotesi di un cambiamento di paradigma. Seguendo questa linea, tutte quelle peculiarit\u00e0 che possono sembrare apparentemente improduttive e inutili assumono valore e allargano il nostro immaginario. Come i <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Fannulloni<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\"> di Cossery, che si ostinano a non agire scegliendo di dormire tutto il tempo come strategia di resistenza, la lentezza, la magia, il folklore, la superstizione e la tradizione vernacolare non sono una caricatura del mondo ma diventano, o potrebbero diventare, lenti e strumenti di interpretazione attraverso cui l\u2019esperienza che ne facciamo pu\u00f2 farsi pi\u00f9 ricca, ampia e plurale. Voci, quindi, altrettanto autorevoli capaci di condurci verso destinazioni impreviste, improduttive, spesso non programmabili, piene allo stesso tempo di contraddizioni e contrasti.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019opera di <\/span><b>Riccardo Giacconi e Carolina Valencia Caicedo<\/b> <i><span style=\"font-weight: 400;\">Scarcagnuli<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, il cui incipit d\u00e0 il titolo alla mostra, sposta costantemente, attraverso il racconto di storie personali che s\u2019intrecciano con la tradizione, il folklore e i riti del posto, il rapporto tra realt\u00e0 e finzione partendo da una forte attinenza al territorio in cui \u00e8 stata realizzata: il Capo di Leuca. L\u2019opera, non solo allarga i confini spazio-temporali, ma rimette in gioco la specificit\u00e0 di un posizionamento geografico che, come dicono i pescatori di Santa Maria di Leuca, \u00e8 allo stesso tempo inizio e fine, ma anche uno spazio di approdo e passaggio nel cuore del Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Seguendo questa direzione, la mostra intende ragionare ed interrogarsi sulla relazione tra la terra e il mare, su come questi due elementi trovino punti di accordo ma allo stesso tempo di disaccordo e di tensione, e su come, infine, le immagini prodotte da questa relazione creino un paesaggio in continua evoluzione e spesso indefinibile. Un piano capace di aprire a nuovi immaginari, offrendosi a una molteplicit\u00e0 di accessi fatti di suggerimenti ed intuizioni pi\u00f9 che di strade obbligate.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il Mediterraneo diventa, in questo senso, depositario di possibilit\u00e0 e di aperture; una piattaforma in cui la perdita di controllo, la fragilita\u0300, i coni d\u2019ombra, gli inciampi e gli scarti possono diventare ulteriori possibilit\u00e0 dell\u2019esperienza umana.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se con il primo allestimento si \u00e8 tentato di costruire una geografia dell\u2019infedelt\u00e0, una mappatura in cui forte si avvertiva la tensione tra il luogo di origine e il desiderio di allontanarsi da esso,\u00a0 seguendo uno slancio ottimista, con il secondo, si produce uno slittamento di senso attraverso il quale i fenomeni migratori prodotti dagli attuali modelli politici e sociali sono spesso frutto di fallimento e non di riscatto sociale.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b><i>Scarcagnuli<\/i><\/b> <span style=\"font-weight: 400;\">di <\/span><b>Giacconi e Caicedo <\/b><span style=\"font-weight: 400;\">funziona nuovamente come opera di apertura della mostra e allo stesso tempo segna il perimetro, la cornice geografica e culturale<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">all\u2019interno della quale ci muoviamo: Leuca, la fine e l\u2019inizio al tempo stesso dell\u2019Italia ma anche un porto nel cuore del Mediterraneo. Un ritratto sonoro sull\u2019idea di estremo nelle sue pi\u00f9 sfaccettate declinazioni e un incedere di storie personali che s\u2019intrecciano con la tradizione diventando cos\u00ec universali.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">All\u2019interno di questo perimetro, si collocano le opere di <\/span><b>Coclite, <\/b><b><i>Hall <\/i><\/b><b>e<\/b><b><i> Imaginary Holydays<\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Entrambi affrontano questioni di natura politca e sociale che appartengono al territorio salentino ma potrebbereo essere, allo stesso tempo, la manifestazione di riflessioni di molte altre realt\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Queste si focalizzano infatti sull&#8217;analisi della trasformazione del paesaggio, dei mutamenti politici e sociali nel territorio salentino e utilizzano l&#8217;architettura delle colonie estive come lente di osservazione. Attraverso questi due lavori l\u2019artista esplora alcuni fenomeni che hanno segnato la provincia di Lecce negli ultimi decenni, anni caratterizzati dalla deindustrializzazione e dal declino delle attivit\u00e0 rurali che hanno portato alla transizione dalla produzione industriale alla predominanza del settore turistico, evidenziandone limiti e criticit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b><i>Seeds\/ Si Siz<\/i><\/b><i><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">di <\/span><b>Ciancimino<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> \u00e8 invece una mappatura delle piante che crescono sulle coste (i semi delle piante contengono la memoria delle specie vegetali che si modificano per naturalizzarsi sulle rocce e sui terreni sabbiosi in cui approdano). Una cartina che prende di volta in volta nuove forme a seconda dei luoghi che la ospitano disegnando cos\u00ec rotte sempre diverse; una giungla di segni istintivi che rimanda visivamente alle origini culturali dell\u2019artista influenzate dalla decorazione architettonica Arabo Normanna e dall\u2019Art Nouveau. Un vocabolario visivo che annuncia delle possibilit\u00e0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><b><i>En Route to the South \u2013 Parallel migrations <\/i><\/b><span style=\"font-weight: 400;\">di Mazzi e Sorbello, \u00e8 un\u2019installazione che si basa sulla giustapposizione tra la pratica dell\u2019apicoltura nomade e il fenomeno della migrazione umana. Nel caso del capitolo sviluppato nel corso della residenza avvenuta a Gagliano del Capo nel\u2026i due artisti si sono concentrati sulla condizione in cui versa l\u2019apicoltura nel Capo di Leuca costretta a sostituire il tradizionale metodo di allevamento stanziale con quello nomade a causa di scelte economiche, politiche e di gestione ambientale che hanno compromesso la biodiversit\u00e0 del territorio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Infine <\/span><b>Flu\u6c34o<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> di Alessandro Sciarroni, nasce dalla necessit\u00e0 di rimettere in prospettiva un momento specifico e significativo della storia dell\u2019arte \u2013 il periodo pre-Fluxus in Giappone \u2013 con le storie dei nostri giorni. Tema centrale di questo progetto e\u0300 l&#8217;acqua, elemento indispensabile alla vita e sostanza di immensa forza poetica che puo\u0300 essere al tempo stesso luogo di morte e annullamento, e cuore di istanze sociali, politiche e antropologiche di stringente attualit\u00e0.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Chiude la mostra <\/span><b>Parata per il paesaggio<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> di <\/span><b>Andreco<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Un\u2019opera d\u2019arte pubblica collettiva che parte da un\u2019indagine sul territorio del Capo di Leuca e si manifesta in una parata lungo il litorale. La parata ha percorso tutto il golfo di Leuca da punta a punta, unendo simbolicamente, al tramonto, Punta Ristola e Punto Meliso risolvendo il dilemma dell\u2019antica leggenda della sirena Leucasia che divise, per gelosia, i due amanti Aristula e Melisso. L\u2019opera si pone come obiettivo la rivalutazione di alcuni aspetti e percezioni legate ai confini del paesaggio concentrandosi su aree di transizione tra il paesaggio terrestre e quello marino: le scogliere. \u201cParata per il Paesaggio\u201d vuole essere, quindi, una riflessione sul concetto di limite naturale e di confine politico.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019opera ha dato origine ad un ciclo di Parate che fanno parte ancora oggi della pratica artistica dell\u2019artista e verranno presentate in forma di video programmazione nel corso della mostra.<\/span><\/p>\n<p>Artisti in mostra: <strong>Andreco, Riccardo Giacconi, Carolina Valencia Caicedo, Gabriella Ciancimino, Luca Coclite, Elena Mazzi, Rosario Sorbello, Alessandro Sciarroni.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"featured_media":15737,"template":"","acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre\/15529"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mostre"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15737"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15529"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}