{"id":15822,"date":"2025-04-30T16:32:26","date_gmt":"2025-04-30T14:32:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.k-ora.it\/?post_type=mostre&#038;p=15822"},"modified":"2025-05-31T17:04:58","modified_gmt":"2025-05-31T15:04:58","slug":"play-dead-iii","status":"publish","type":"mostre","link":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/arte\/mostre\/play-dead-iii\/","title":{"rendered":"Play Dead! (III) a cura di Like a Little Disaster"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019idea di fine \u00e8 sempre stata oggetto di riflessione per la specie umana, che l\u2019ha trasposta al cinema, in letteratura e in arte, in un tentativo di padroneggiarla, sintetizzarla, comprenderla. Perch\u00e9 l\u2019apocalisse, personale e globale, dovrebbe condurre a una rivelazione \u2013 dal greco kal\u00fdptein; disvelare. O forse, pi\u00f9 semplicemente, trattare l\u2019apocalisse porterebbe a esorcizzare una paura condivisa poich\u00e9 \u00e8 parlando della cosa che, scaramanticamente, si allontana la possibilit\u00e0 che questa accada. Forse, guardandone la sua distruzione, potremo finalmente riuscire a vedere come \u00e8 fatto il mondo. \u201c<i>I mari, le montagne. Il poderoso contro spettacolo delle cose che cessano di esistere. La sconfinata desolazione, idropica e gelidamente terrena. Il silenzio\u201d.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>Play Dead!<\/i><\/b>\u00a0prova a\u00a0indagare il concetto di fine (e il suo opposto, l\u2019inizio, il nuovo inizio. L\u2019alfa e l\u2019omega). All\u2019interno di una maglia interlacciata e agentica il progetto mette a confronto differenti punti di vista, cellule dove poter esperienziare le reciproche connessioni tra biotico e abiotico, tra vita cibernetica e morte fisica, tra tangibilit\u00e0 dei limiti fisici e l\u2019illusoriet\u00e0 di uno scroll eterno. Satelliti attraverso i quali riflettere sulla minaccia del disastro globale, sul suicidio collettivo e il desiderio di resurrezione o sul senso di ombra perturbante dal futuro.<\/p>\n<p>Attraverso visioni religiose e animistiche nonch\u00e9 teorie e pratiche concettuali, postumaniste, transumaniste ed ecologiste il progetto tenta di sperimentare il\u00a0 superamento del limite, ponendo domande come, cosa troviamo oltre la fine? E oltre la morte? La morte rappresenta necessariamente la fine, possiamo prendere in considerazione la possibilit\u00e0 di essere contemporaneamente vivi e morti o n\u00e9 vivi n\u00e9 morti, al di fuori dello sguardo dell\u2019altro? La fine del mondo \u00e8 gi\u00e0 avvenuta, sta avvenendo o avverr\u00e0? Se, come sostiene Heidegger, per mondo intendiamo \u201cuna totalit\u00e0 di senso\u201d, esso non \u00e8 mai realmente esistito. Esistono solo porzioni di mondo, quelle con cui entriamo in relazione di volta in volta. Si tratta quindi di fare i conti con questa fine \u2013 che per\u00f2 \u00e8 sempre allo stesso tempo (un altro\/primo) inizio? Riuscire a vedere gi\u00e0 il mondo alla luce della catastrofe finale, significa vederla come un giorno apparir\u00e0 o riconoscere la sua contemporaneit\u00e0 morfologica con noi?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Il progetto Play Dead! si \u00e8 evoluto negli spazi di Kora Contemporary Art Center nel corso di un anno di programmazione. Con l\u2019avvicendarsi delle stagioni abbiamo assistito a un processo randomico di evaporazione delle opere, svanite per lasciare spazio a reincarnazioni virulente e espansive da parte di altri artisti. La mostra \u00e8 partita quindi con una precisa conformazione e visualizzazione per ritrovarsi totalmente difforme al suo finire. L\u2019abbandono ha attivato il un portale della trasformazione a nuove forme di vita innescate dalla decomposizione delle precedenti.<\/p>\n<p>Pensato come un sistema aperto,\u00a0<i>Play Dead!<\/i>\u00a0ha seguito il principio della metamorfosi multi-corpo della farfalla: non una transizione lineare, ma un processo rizomatico in cui ogni stadio\u2014uovo, larva, crisalide, adulto\u2014porta in s\u00e9 la memoria di ci\u00f2 che \u00e8 stato e l\u2019implicito potenziale di ci\u00f2 che sar\u00e0. Qui la trasformazione non \u00e8 una tensione verso un punto finale, ma un incessante divenire in cui ogni traccia \u00e8 gi\u00e0 l\u2019anticipazione della sua sparizione e ogni fine \u00e8 il preludio di una nuova espansione. L\u2019intero progetto si configura dunque come un campo di forze in mutazione, un dispositivo in cui la materia si consuma per generare altre possibilit\u00e0, un ciclo che, come il tempo eracliteo, non ritorna mai identico ma si rinnova in ogni istante del suo stesso fluire.*<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Le opere coinvolte nel primo stato\/corpo della metamorfosi di \u201c<i>Play Dead!<\/i>\u201d hanno affrontato la dinamica inizio\/fine attraverso la dimensione (concettuale, visiva, poetica, politica, performativa, mitica) della parola, il verbo, il principio (della fine). Questa fase ha agito come un\u2019indagine sul linguaggio inteso non solo come strumento espressivo, ma come atto generativo e terminale; una riflessione sul linguaggio come luogo di differenza e slittamento.<\/p>\n<p>Nella seconda fase evolutiva abbiamo assistito ad una inter-relazione tra le opere e la ciclicit\u00e0 generativa di vita e morte attraverso uno sguardo non umano e trans-soggettivo. Qui si \u00e8 manifestata l\u2019eco di una visione che intende l\u2019identit\u00e0 come dissolta, in cui la prospettiva si decostruisce, lasciando spazio a una forma di esistenza che trascende l\u2019umano.<\/p>\n<p>Play Dead! III incarna lo stadio performativo ultimo della crisalide, il punto in cui la trasformazione diventa atto e possibilit\u00e0. Qui la metamorfosi non \u00e8 solo biologica o simbolica, ma si fa esperienza radicale del limite: un doppio movimento tra affermazione e dissoluzione, tra il principio e la fine, che non si oppongono ma si alimentano reciprocamente. Entrambe le risposte\/proposte progettuali oscillano tra persistenza, resistenza e sopravvivenza, non come semplici strategie di permanenza ma come matrici di nuove possibilit\u00e0, come un movimento che si rigenera nel confronto con il limite, nella capacit\u00e0 di abitare la soglia tra ci\u00f2 che finisce e ci\u00f2 che pu\u00f2 ancora divenire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 Resistenza alla vita attraverso il potere salvifico della scrittura che si fa corpo e cura, memoria e antidoto contro l\u2019oblio, nel caso di \u201c<i>Ad occhi aperti<\/i>\u201d (Maria Adele Del Vecchio, Eleonora Meoni, Marta Orlando). La parola qui \u00e8 al tempo stesso rifugio e atto di ribellione, spazio della sopravvivenza e dispositivo di risegnificazione.<\/p>\n<p>\u2013 Sopravvivenza di un corpo (umano\/non umano) attraverso la presenza pervasiva, quasi intrusiva, della macchina, della tecnologia (perennemente in bilico tra l\u2019incarnazione del progresso e e dell\u2019innovazione e un\u2019aura di decadenza autoreferenziale che paradossalmente diventa affascinante nella sua latente obsolescenza e morte) nella visione di \u201c<i>Save your tears (and sighs) for another day<\/i>\u201d (Janina Frye, Arianna Ladogana).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013\u00a0<b>Play Dead!<\/b>\u00a0\u00e8 un progetto a lungo termine, nel corso di un anno solare si assister\u00e0 a un processo randomico di evaporazione delle opere; scompaiono per lasciare spazio a reincarnazioni virulente e espansive innescate da altri artisti. La mostra partita nel Luglio 2024 con una precisa conformazione e visualizzazione si trasforma periodicamente ritrovandosi totalmente difforme al suo termine. L\u2019abbandono produce una metamorfosi, una nuova vita, o meglio, nuove forme di vita innescate da altrettante morti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 A differenza delle opere coinvolte nel primo stato\/corpo della metamorfosi del progetto fortemente connotate dall\u2019utilizzo tutto umano \u2013\u00a0 concettuale, visivo, poetico, politico, performativo, mitico, \u2013 della parola, del linguaggio scritto e parlato, le opere coinvolte nel secondo stadio evolutivo sono invece inserite in uno scenario naturale, un ipertono che serve come starter per speculazioni sui concetti di fine\/inizio \u2013 morte\/rinascita attraverso la lente multicentrata del non umano inteso come animale, vegetale, minerale, tecnologico e iper-artificiale.<\/p>\n<p>\u2013 *Il titolo\u00a0<b><i>Play Dead!<\/i><\/b>\u00a0(da intendersi anche come \u201cfingiti morto!\u201d)\u00a0\u00a0fa riferimento alla morte apparente; un comportamento attraverso il quale gli animali cos\u00ec come alcuni funghi o le piante \u201cfingono\u201d di essere morti. Si tratta di uno stato di immobilit\u00e0\u00a0 innescato da un atto traumatico, predatorio, difensivo o riproduttivo e pu\u00f2 essere osservato in una vasta gamma di animali, dagli insetti e crostacei ai mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci e, naturalmente, negli esseri umani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u2013 *La mostra \u00e8 supportata mentalmente\/spiritualmente da\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wecroak.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">@wecroakapp<\/a><\/p>\n<p>Si tratta di un\u2019app che ogni giorno e in orari random ti invia cinque esortazioni a fermarti e pensare alla morte. Si basa su un detto popolare bhutanese secondo cui per essere una persona felice bisogna contemplare la morte cinque volte al giorno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h6 style=\"text-align: center;\">I play dead<br \/>\nIt stops the hurting<br \/>\nI play dead<br \/>\nAnd the hurting stops<br \/>\nIt\u2019s sometimes just like sleeping<br \/>\nCurling up inside my private tortures<br \/>\nI nestle into pain<br \/>\nHug suffering<br \/>\nCaress every ache<br \/>\nI play dead,<br \/>\nIt stops the hurting.\u00a0<sup><a href=\"https:\/\/www.ramdom.net\/play-dead-ii\/#note2\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer nofollow\">2<\/a><\/sup><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<footer>\n<h6 id=\"note1\">1. Cormac McCarthy, La strada, 2006<\/h6>\n<h6 id=\"note2\">2. Estratto dal testo \u201cPlay Dead\u201d contenuto nell\u2019\u2019album \u201cDebut\u201d di Bjork, 1997<\/h6>\n<\/footer>\n","protected":false},"featured_media":15823,"template":"","acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre\/15822"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mostre"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/15823"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=15822"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}