{"id":16003,"date":"2025-01-24T15:18:50","date_gmt":"2025-01-24T14:18:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.k-ora.it\/?post_type=mostre&#038;p=16003"},"modified":"2026-03-03T15:16:22","modified_gmt":"2026-03-03T14:16:22","slug":"a-shore-for-each-silence","status":"publish","type":"mostre","link":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/arte\/mostre\/a-shore-for-each-silence\/","title":{"rendered":"A Schore for Each Silence"},"content":{"rendered":"<h3>A cura di Fabien Danesi<\/h3>\n<p>Questa mostra riunisce opere video della collezione del FRAC Corsica \u2013 ciascuna tracciando i percorsi di donne sospese tra lo sradicamento, la memoria e la cancellazione. Attraverso gesti essenziali, paesaggi attraversati e archivi ricomposti, questi film suggeriscono modi alternativi di abitare un mondo che spesso si ritrae o si frammenta.Lontano dall\u2019offrire una narrazione univoca, la mostra abbraccia i frammenti \u2013 storie che emergono nella trama delle immagini in movimento. Qui incontriamo un\u2019attivista uzbeka cancellata dalle storie ufficiali, una sopravvissuta iraniana la cui presenza si fonde con i rami di un albero, una figura mediterranea che maneggia seduzione e sfida, e una sirena contemporanea che si immerge tra le rovine di una citt\u00e0 romana inghiottita dal mare. Queste presenze non parlano dal centro, ma dai margini \u2013 da luoghi segnati dalla spoliazione, dalla migrazione forzata o dall\u2019imposizione a sparire. Eppure, persistono. Ritornano attraverso l\u2019immagine, trasformate.Pi\u00f9 che offrire un messaggio, queste opere creano uno spazio di risonanza \u2013 dove i corpi filmati diventano luoghi di proiezione, attenzione e insistente quiete. Non sentiamo confessioni, ma tracce. Ci\u00f2 che testimoniamo \u00e8 una forma di resilienza che non cerca visibilit\u00e0 quanto piuttosto reclama durata. Questa mostra \u00e8 presentata in dialogo con Wonder Women \u2013 un programma avviato dalla Domus Art Residency a Galatina \u2013 come parte di uno scambio curatoriale continuo, plasmato da preoccupazioni e affinit\u00e0 condivise<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>OPERE IN MOSTRA:<\/h3>\n<p><strong>Emilija \u0160karnulyt\u0117, <\/strong><em>Sunken Cities<\/em><\/p>\n<p>In Sunken Cities, Emilija \u0160karnulyt\u0117 fonde documentario, mitologia e performance attraverso la figura della sirena \u2014 creatura insieme antica e speculativa. Girato tra le rovine sommerse di Baia, un\u2019antica citt\u00e0 di villeggiatura romana inghiottita dal mare, il video segue l\u2019artista, addestrata all\u2019apnea con monopinne, mentre attraversa silenziosamente i resti sommersi di un\u2019antica grandezza. Baia era famosa per le sue sorgenti termali vulcaniche e l\u2019architettura terapeutica. Ma gi\u00e0 nel XVI secolo fu abbandonata \u2013 le sue rovine lentamente sommerse dalle stesse forze geotermiche che l\u2019avevano resa celebre. Scivolando tra i resti di una civilt\u00e0 scomparsa, la presenza dell\u2019artista evoca perdita e trasformazione. L\u2019opera invita a riflettere sull\u2019impermanenza del potere, sulla fragilit\u00e0 degli ambienti costruiti e sui modi in cui la storia riaffiora \u2013 mezzo cancellata, mezzo immaginata. La sirena, insieme testimone e sopravvissuta, diventa un veicolo per contemplare il tempo profondo e la continuit\u00e0 incerta tra passato e futuro.<\/p>\n<p><em><strong>Agn\u00e8s Accorsi, <\/strong>L\u2019\u00c2me hospitali\u00e8re<\/em><\/p>\n<p>Sulla costa corsa, una donna passeggia \u2013 calma, enigmatica \u2013 evocando un ricordo cinematografico: forse un\u2019eco lontana di Marianne Renoir che cammina accanto a Ferdinand Griffon in Pierrot le fou. Ma qui, la figura impugna un mitragliatore. N\u00e9 musa passiva n\u00e9 ribelle romantica, fonde entrambi i ruoli, incarnando seduzione e pericolo in un unico gesto. Come le meduse che fluttuano sotto la superficie del Mediterraneo, la sua presenza segnala bellezza e minaccia. Tra la noncuranza estiva e la violenza latente della resistenza armata, il film abita una zona di tensione. Il titolo \u2013 L\u2019\u00c2me hospitali\u00e8re, ovvero \u201cL\u2019Anima ospitale\u201d \u2013 prende in prestito un verso dalla canzone di Adamo Les Filles du bord de mer del 1969, ma lo spoglia dello sguardo maschile e della nostalgia dolciastra. Ci\u00f2 che resta \u00e8 una donna senza narrazione, senza contesto \u2013 e senza scuse. L\u2019opera scardina silenziosamente i ruoli familiari assegnati alle donne nel cinema e nella memoria collettiva. L\u2019anonimato del personaggio diventa una posizione: non ha pi\u00f9 bisogno della storia di qualcun altro per affermare la propria.<\/p>\n<p><strong>Niyaz Azadikhah, <\/strong><em>Refuge<\/em><\/p>\n<p>Refuge si svolge in un paesaggio simbolico in cui gli alberi sono formati dalle silhouette di donne con l\u2019hijab. I loro corpi, fusi con tronchi e rami, si ergono come pilastri di forza, immobilit\u00e0 e protezione. Sullo sfondo, alcune figure solitarie si muovono verso questi rifugi \u2013 presenze fragili in cerca di conforto in un mondo segnato dall\u2019instabilit\u00e0. Il video evoca la precariet\u00e0 dello sradicamento e il desiderio di un luogo sicuro, celebrando silenziosamente la sorellanza come forza politica. Questi alberi non sono solo metafore \u2013 sono guardiani, depositari di memoria, spazi dove la cura collettiva mette radici. In un mondo fratturato da violenza e cancellazione, Refuge diventa una visione di resistenza plasmata da empatia e tenacia.<\/p>\n<p><strong>Bouchra Khalili,<\/strong> <em>Anya<\/em><\/p>\n<p>Anya \u00e8 il secondo capitolo della serie Straight Stories di Bouchra Khalili, che esplora le narrazioni della migrazione attraverso testimonianze personali. In questo video, una giovane donna irachena racconta il suo viaggio: dopo essere fuggita dall\u2019Iraq, ha vissuto per dodici anni in Turchia, in attesa di un visto per raggiungere uno zio in Australia. Lavora illegalmente, senza documenti, sospesa in un limbo geografico e amministrativo. La telecamera non mostra mai Anya. Solo la sua voce calma e determinata ne testimonia la presenza. Questa scelta formale sottolinea la tensione tra visibilit\u00e0 e cancellazione, tra esistenza e assenza. Il paesaggio invernale di Istanbul diventa specchio di un destino congelato, una vita in transito perpetuo. La narrazione intima di Anya, priva di pathos, rivela la forza di chi, nonostante l\u2019attesa e l\u2019incertezza, continua a credere in un futuro possibile.<\/p>\n<p><strong>Saodat Ismailova, <\/strong><em>Her Right<\/em><\/p>\n<p>Her Right riunisce donne leggendarie del cinema uzbeko \u2013 eroine i cui gesti, silenzi e sguardi hanno plasmato l\u2019immaginario collettivo. Il titolo \u00e8 preso in prestito da un film del 1934 diretto da G. Cherniak. Attraverso un montaggio di scene tratte da film classici uzbeki, Saodat Ismailova rilegge la storia del paese mettendo in luce il ruolo trascurato che le donne hanno avuto nella sua evoluzione. Il film fa riferimento all\u2019Hujum, una campagna sovietica lanciata nel 1924 con l\u2019obiettivo di \u201cliberare\u201d le donne musulmane, vietando tra l\u2019altro il velo. Pur presentata ufficialmente come progetto emancipatorio, la campagna fu spesso vissuta localmente come un processo violento di cancellazione culturale \u2013 un\u2019allineamento forzato ai valori sovietici e alle norme russe. Il velo, lungi dall\u2019essere solo un simbolo religioso, era divenuto per molte un segno di identit\u00e0 culturale. Her Right utilizza estratti da film di registi come Latif Fayziyev, Ali Khamrayev e Shukhrat Abbasov, dal 1920 agli anni Ottanta. Questi frammenti, tratti da copie VHS e BetaCam rinvenute in archivi privati, sono accompagnati da una colonna sonora della musicista londinese Seaming To. Attraverso questo assemblaggio di cinema muto, il film riflette sul ruolo complesso del cinema come strumento politico, rendendo omaggio alla resilienza delle donne \u2013 sia sullo schermo che dietro di esso \u2013 nella costruzione di una coscienza nazionale.<\/p>\n<p><strong>Natacha Lesueur, <\/strong><em>Maramarama<\/em><\/p>\n<p>Una foresta emerge, immersa in una luce monocromatica rossa, creando un\u2019atmosfera surreale e inquietante. L\u2019assenza di presenza umana e l\u2019apparente immobilit\u00e0 della scena accentuano il senso di irrealt\u00e0 e solitudine. La scelta deliberata di Lesueur di saturare la scena di rosso altera radicalmente la nostra percezione naturale dei motivi arborei. Questo monocromo rosso pu\u00f2 essere interpretato in molti modi: forse evoca urgenza, pericolo, passione o violenza. Questa singola modifica cromatica invita lo spettatore a proiettare le proprie emozioni o interpretazioni su ci\u00f2 che altrimenti sarebbe una scena naturale e pacifica. Nel contesto del lavoro di Lesueur, che spesso esplora il rapporto tra apparenza e realt\u00e0 e l\u2019uso dell\u2019immagine manipolata per rivelare ci\u00f2 che \u00e8 nascosto, il rosso pu\u00f2 simboleggiare il filtro attraverso cui vediamo il mondo \u2013 un mondo alterato da percezioni culturali e personali. La derealizzazione prodotta dal colore in Maramarama sottolinea l\u2019idea che ci\u00f2 che vediamo \u00e8 una costruzione. Lesueur ci ricorda che l\u2019arte non \u00e8 mera riproduzione della realt\u00e0, ma creazione che riflette la visione e le intenzioni dell\u2019artista, consentendo un\u2019esplorazione pi\u00f9 profonda di temi ed emozioni. La presenza delle palme suggerisce che il titolo possa essere di origine polinesiana, spesso traducibile con \u201cchiarezza\u201d o \u201cluce\u201d in diverse lingue della regione. In questo contesto, il titolo potrebbe riferirsi a una forma di rivelazione o illuminazione, in ogni caso, a un risveglio.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":16002,"template":"","acf":[],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre\/16003"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostre"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mostre"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/16002"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.k-ora.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=16003"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}