[Next opening] Oblio/Channo: mostra dell’artista Muna Mussie

Info
28 Giugno 2024
10:00

OBLIO/Channo è una mostra dell’artista Muna Mussie, a cura di Claudio Zecchi. Muna la terza  senior artist del programma di residenze Ogni casa è un Villaggio, proposto all’interno del progetto Borgo del Contemporaneo.

 

A cura di Claudio Zecchi

 

Con Muna Mussie si chiude il primo anno di residenze senior del progetto “Ogni casa è un Villaggio”. OBLIO/Channo, titolo dell’opera che Mussie ha realizzato per la sua residenza è figlio, anche, di un’intenzione precisa: quella cioè di allargare le maglie di un centro di produzione culturale, Kora, abbracciando idealmente l’intero paese attraverso l’allestimento di opere della collezione, o nuove produzioni come in questo caso, tanto nello spazio pubblico quanto in luoghi non direttamente afferenti al mondo dell’arte.

In questa occasione Mussie da vita ad una nuova tappa del progetto Oblio iniziato nel 2021 a Torino e dedicato ad una riflessione sul concetto dei vuoti e rimossi della memoria storica collettiva e personale.

Il progetto consiste in un tessuto semitrasparente (telo ombreggiante) su cui è ricamato con filo dorato una parola risultato della ricerca dell’artista sul territorio e del suo confronto con le persone del luogo. In questo caso Francesco Avvantaggiato studioso di Lettere e nuovo parlante del dialetto Griko Salentino. La parola è Channo che significa io perdo.

Oblio/Channo è un anti-monumento temporaneo risultato di una performance collettiva che si svolge nell’arco di una giornata e accompagnata da un suono realizzato del sound designer Massimo Carozzi. Per l’occasione, Carozzi, ha elaborato una partitura attraversata dalle registrazioni vocali di parole lette in Griko da Francesco Aventaggiato, su uno sfondo sonoro creato a partire dall’elaborazione/trasformazione dei Canti di Passione.

La performance e il suono disegnano, insieme, un atto che trova la sua sintesi, come dice l’artista, nel rituale meditativo del ricamo. Un rituale lento e lontano dall’efficientismo del presente. Qui un gruppo di performer amatoriali, oltre all’artista stessa, ricamano nell’arco di una giornata la parola designata trasformando un gesto intimo in un gesto collettivo di coesione ed empatia. Un gesto di riattivazione e riemersione della storia e della memoria collettiva. Un rituale che trova la sua manifestazione nella dicotomia visibile-invisibile: le performer, infatti, si intravedono solamente poiché agiscono dietro la trasparenza del tessuto producendo un gesto che, per sua stessa natura, riporta alla luce un segno e un’immagine che stanno tra visibile, invisibile e tattile (Jacopo De Blasio). Oblio, in generale, è un progetto che << […] prende le mosse dalle riflessioni sul gioco della matassa di Donna Haraway: realizzare delle figure di filo, in fondo, significa passare e ricevere, avvicinare e allontanare, fare e disfare, affinché sia possibile tracciare una trama nel buio, per raccontare altre storie>>.

Quello che resta alla fine della performance è un’installazione che scardina alcuni dei concetti alla base della definizione classica di monumento: è il risultato di un’azione collettiva, non è dedicato a qualcuno di particolarmente importante o ad un episodio significativo della storia, non è realizzato con un materiale duraturo, “scende” dal piedistallo, utilizza un materiale leggero ed è destinato ad essere rimosso nel tempo.

Nel caso specifico di Castrignano de’ Greci la performance prima, e l’opera poi, avvengono e si rivelano sotto il porticato della ex scuola Don Gnocchi.

Channo significa io perdo ed ha molteplici potenziali riferimenti. Quello legato al contesto locale e alla perdita della lingua grika: la scuola è, infatti, un’istituzione che da una parte ha contribuito ad unificare la lingua italiana e dall’altra ha destinato i dialetti ad una lenta scomparsa; quello più largo di sottrarsi, come dice l’artista, all’attuale narrazione che impone politiche belliche, iper produttive che ci consegnano all’Oblio perpetuo e quello, infine, di manifestare una presa di posizione o di resistenza. Perdere non è solamente un atto di sottrazione, una negazione, è allo stesso tempo un’affermazione al di fuori di una posizione egemonica che assume ancora più forza se diventa, come in questo caso, un gesto nello spazio pubblico. È quindi il primo potenziale atto per la costruzione di una nuova comunità e il corpo di un nuovo spazio sociale basato sull’empatia, o su quegli affetti che generano incontri, siano essi piacevoli o spiacevoli (Bifo), ma è anche, e pur sempre, un monito il cui predicato manifesta l’impossibilità di farlo nello schema delle condizioni imposte dalle regole dell’economia corrente.

Channo è quindi, nella sua espressione formale, un’installazione che modifica lo spazio pubblico agendo come una sorta di quinta nella quale, come cittadini, siamo tutti temporaneamente, chi più consapevolmente e chi meno, coinvolti.

EN