QUI. Kora rappresenta la prima mostra dedicata interamente alla collezione del Museo Pubblico del Contemporaneo – KORA.
Quando affermiamo che la narrativa è, letteralmente, finzione, potremmo sbagliarci. Lavorando con un inventario di emozioni, la narrativa si intreccia con le geografie del cuore: tempeste del secolo, stelle che piangono, stati d’animo canticchiabili che ci travolgono, alti così alti o bassi così bassi che rinegoziamo ciò che è possibile e ciò che non lo è. La narrativa ci spinge ad andarcene, mentre il suo fuoco ardente ci invoglia a rimanere ancora un po’. Si tratta di praticare lo sviluppo del personaggio? Di interpretare il nostro stesso psichiatra? Di aggiungere un po’ di brio al nostro passo? Di esprimere l’impossibile, in tempi di avversità? In nome di qualunque cosa sia, la narrativa ha un modo tutto suo di raccontare e di baciare.
La mostra, però, porta con sé altre domande e tenta di sollevare criticità che stanno nelle maglie del linguaggio visivo. Perché una mostra sul potere delle narrazioni, in un momento in cui, attraverso i nostri dispositivi, siamo assediati dalle immagini stesse – vere o artificialmente costruite – e, in fondo, ognuna di queste racconta una storia? Con quali strumenti le scegliamo e le consumiamo senza essere passivi? Con quali tempi ne fruiamo?
Forse perché La narrazione, il racconto, la finzione (o la verità?), la fruizione in tempi lunghi, dilatati, sono un modo possibile di agire sulla soglia, sono un tentativo di disobbedienza, di abbandono della coerenza logica e dell’ordine della mappa attraverso un posizionamento sul piano evocativo ed emozionale che accolga la casualità e l’insorgere del dubbio come processo di trasformazione e ribaltamento della prospettiva, nonché l’apertura ad una molteplicità di esse.
Proprio per questo, la mostra si presenta come un palcoscenico, un artefatto della vita reale, un dispositivo multimediale di natura analogica in cui lo spettatore attraversa, su diversi livelli, storie che già conosce, ma ancor di più quelle che non conosce. Meglio ancora, lui stesso diviene autore, aggiungendo ulteriori livelli di lettura alle storie. In questo modo, la verità e la finzione diventano l’uno il completamento dell’altro: i possibili e la finzione, in questo caso, non sono infatti il contrario della realtà, ma un modo per dirci qualcosa in più della stessa.
Le opere esposte sono nella maggior parte dei casi figlie della tradizione orale. Arrivano a noi attraverso processi di scambio e confronto tra gli artisti, il territorio e gli abitanti. Sono storie di cultura popolare che prendono le mosse da qualche fonte lontana e si perdono nel tempo, aggiungendo nuovi significati non più controllabili. Questo inarrestabile processo di cambiamento le rende tutte verosimili e perciò, all’interno di questa nuova cornice, paradossalmente reali. Dice James Ellroy: <<solamente una verosimiglianza senza scrupoli è in grado di rimettere tutto in prospettiva>>.
Seguendo questa traccia, si può affermare che il contesto in cui sono nate le singole opere resta chiaro e specifico, ma nel momento in cui si creano nuove connessioni, nuovi racconti 4, proprio allora un’opera nata in un piccolo contesto del Sud Italia, non è più solo la rappresentazione visiva, emotiva e concettuale di quel contesto specifico, ma può contenere le caratteristiche di tanti altri Sud, di tante altre periferie, di tanti altri estremi con specificità simili al nostro.
Il Museo Pubblico del Contemporaneo – Kora è oggi per QUI – e in futuro per i successivi allestimenti – lo strumento attraverso il quale proveremo ad orientarci (o disorientarci) aggiungendo su questa prima ipotesi di verità altre ipotesi di verità, trasformando le storie che le opere raccontano in una storia “reale”. Affinché questo sia possibile, tutti noi, come pubblico, siamo chiamati a prendere una decisione, a scegliere, se necessario, cosa sia reale e cosa no, portando la realtà ad uno stato di crisi e producendo ulteriori rotture nell’intreccio tra realtà e finzione. Così facendo, la coerenza del mondo narrato in tutte le sue forme e modi sarà più importante di quella col mondo reale.
Ciao, ci conosciamo? Benvenuto! Oggi ti farò vedere casa mia.
Al momento mi trovo al parco alle porte del paese. In questo luogo si conoscono tutti.
Le persone trascorrono le loro giornate bevendo il caffè nei bar locali o passeggiando nei boschi dei dintorni. È una vita semplice!
[…]
C’è un vero e proprio senso di appartenenza e di fiducia.
Non vedo l’ora di fartela vedere
[…].
Qui è dove ho vissuto la maggior parte della mia infanzia.
Il palazzo o castello o casa mia o scegli tu il nome 5.
Note
- Nel 1989 sul n.1 della seconda serie di Raw, la storica rivista statunitense dedicata al fumetto curata da Art Spiegelman e Françoise Mouly, appare una breve storia in bianco e nero intitolata Here e costituita di sole 36 vignette. Dopo 25 anni McGuire ha deciso di espandere la breve storia originale in bianco e nero trasformandola in un nuovo libro a colori uscito a dicembre 2014 per Pantheon Books e pubblicato anche in Italia per logo Rizzoli Lizard. Estratto da M. A. Cappello in, ‘Qui’ di Richard McGuire: questa stanza non ha più pareti, Fumetto logica, 2015 https://fumettologica.it/2015/04/qui-richard-mcguire-recensione/
- A. Gatto, Joint Is Out of Time | La Galleria Nazionale – Roma, ATP Diary, 2019 https://atpdiary.com/joint-is-out-of-time-la-galleria-nazionale-roma/
- Mousse, Editoriale, The Fiction Issue, N. 90, 2024.
- Proseguendo la metafora filmica, come spiega Francis Ford Coppola nel video The Importance of “The Shot” in Cinema: <<Nella scrittura, l’unità fondamentale è la frase. Se scrivi una frase davvero buona, e poi la combini con un’altra frase e un’altra frase ancora, in fine otterrai un ottimo paragrafo, e se continui avrai un ottimo pezzo di prosa. Nel cinema, l’unità fondamentale è la ripresa. […] Quindi la ripresa ha l’abilità, come la frase nella letteratura, la ripresa ha l’abilità di essere una cosa meravigliosa, e poi, se prendi due riprese che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra, e le metti insieme, hai un significato che nessuno aveva>>. https://www.youtube.com/watch?v=IrcconZ5pYc
- Theodoulos Polyviou and Alfatih, According to some, 2022 Trascrizione dal video.